Poi da twitter.
Poi ho cominciato a eliminare, uno alla volta, tutti i contatti che avevo su Facebook.
Per ultimo, mi sono cancellato.
L’immagine che avevo in mente nel frattempo era un lungo filo disteso all’orizzonte.
Gli ho dato un nome, anzi è venuto da sé: la linea zero dei silenzi minerali.
Mentre scrivo – oggi è freddo, non quanto si prevedeva, però è freddo – ascolto in cuffia un cd a cui tengo molto.
"… e se non sai la via co’ miei sospir t’invia…"
La donna in copertina è magra, mora, sorride sistemandosi gli occhiali da sole alla Jacqueline.
Ho detto cuffie, invece sono auricolari che annichiliscono le interferenze acustiche ambientali.
Hanno sensori che captano i rumori e generano fronti d’onda opposti e complementari.
Il risultato (di questo impatto invisibile e cruento) è un quasisilenzio elettronico perfetto.
La voce del tenore sgorga pulita.
"… quando dunque mi mirate morte e vita voi mi date…"
La cosa interessante è quel prefisso; il quasi, azzeccato a silenzio a mo’ di neologismo.
Dovresti ricordarti noi due in un pomeriggio a bere birra sgranocchiando i lupini in faccia al mare.
Parlammo di temperamenti musicali, scarti, resti e ci scrissi pure un pezzo.
Lo intitolai: "La cifra assurda della divina proporzione".
Faceva caldo, avevamo i lupini nei bicchieri, li mettevamo in bocca – un lupino, un sorso di birra – masticavamo e sputavamo le bucce.
I pesci, a frotte, venivano a mangiarle.
Io stavo bene, stavo proprio da dio.
Mi sono andato a ricercare quel pezzo, l’ho riletto e, diamine!, il tempo che è passato, e quante cose.
Le tecnologie che annullano i rumori nacquero per migliorare le condizioni ambientali nei luoghi di lavoro.
Troppo rumore, a lungo andare va alla testa (a tal proposito leggere Thomas Bernhard: "Perturbamento").
Si può produrre un silenzio anecoico perfetto; tuttavia anche l’assenza di rumore conduce gli esseri umani alla pazzia.
La linea zero del silenzio minerale è dunque un silenzio assordante, un paradosso, ed è terribile, quando ci si sofferma, concettualmente percepire l’assenza.
I morti, le separazioni: percepire l’assenza.
Da quella volta ho perso qualche chilo.
Mangio pochissimo e ho ripreso ad allenarmi.
Mi mancano S. ed S. ; una è a Milano, quell’altro in Iran (di questi tempi in Iran, per lavoro).
Mi piacerebbe fare ancora quel gioco: segui col dito la cicatrice sul mio petto, enumeri tutti i petti che hai toccato, con la voce che trema, femmine, maschi, scendi quasi all’ombelico, lì trovi un punto, io ti dico è un drenaggio, che è sulla carne che abbiamo scritti incipit e chiusura.
Le cose pare che non accadano per caso.
Ieri mi ha contattato S. e mi ha inviato una mail proprio mentre stavo pensando a che fine avesse fatto.
Abbiamo avuto un piccolo scambio riguardo a cosa sia e che deve contenere un addio.
Gli ho detto che stavo formulando il mio addio e per l’appunto mi trovavo in mezzo a un guado, stavo scrivendo un post di commiato o una lettera?
S., che è saggio, dice che è lo stesso e non vedeva l’ora di leggerlo comunque.
calma.splinder.com (27/01/2005 – 14/01/2010)
ciao fratello, bello ritrovarti….
vero…